Luigi Saitta, maestro di cerimonie del Tg1, e i suoi segreti

A lungo responsabile della Rubrica libri del più seguito dei Tg, Luigi Saitta ha raccolto in un piccolo libro i retroscena dei suoi incontri con scrittori e registi

Luigi Saitta è un vecchio amico e per molti anni è stato il responsabile della rubrica libri del Tg1 nonché, in qualità di segretario di redazione, maestro di cerimonie del primo telegiornale della tv italiana.

Il segretario di redazione fa gli onori di casa e dispone dei mezzi – organizzativi e finanziari – necessari a produrre il giornale. In questa veste Luigi ha accolto e portato in studio grandi personalità della cultura e dello spettacolo, ma soprattutto ha intervistato per la sua rubrica settimanale di libri – come si dice a Roma – questo mondo e anche quell’altro. In felice buon vicinato con Vincenzo Mollica che, negli stessi anni, faceva la sua striscia di culto “Do re mi ciak gulp”.

In verità, i grandi incontri di Saitta non sono solo quelli degli anni televisivi, sono cominciati molto prima. Luigi ha esordito sulla carta stampata da redattore e critico cinematografico del quotidiano della Santa sede, L’Osservatore romano; poi per ben sedici anni è stato al Tempo di Roma, che l’ha mandato come inviato in Giappone, Spagna, Europa orientale. Anno dopo anno, Saitta ha intervistato decine di personalità del mondo contemporaneo, realizzando centinaia di servizi e annotando – come ogni buon cronista – un’infinità di dettagli.

È sempre così: solo una minima parte del nostro lavoro viene utilizzata, il resto finisce in briciole, frammenti che talvolta contengono pepite d’oro ma che sono destinati alla dispersione. Se ne ricorderà solo il cronista o il press officer, che spesso è l’altra metà di questa effimera combinazione.

La copertina del libro di Luigi Saitta "Scrittori & registi. Confessioni e segreti"

Infatti eccomi qui citata, con il collega Stefano Eco, nel piccolo libro di Saitta ora pubblicato da Bertoni: “Scrittori & registi, Confessioni e segreti. Dalla carta stampata al Tg1”, per gli anni di reciproca collaborazione quando ero in Rizzoli. Con noi, sono menzionate le nostre magnifiche dirimpettaie: Isabella d’Amico di Bompiani e Mara Samaritani di Mondadori. E, con loro due, straordinarie professioniste, ho avuto in comune il privilegio dell’ amicizia con Cristiana Zegretti, maestra di tutte noi, che da tempo purtroppo non c’è più. Nella sua lunga carriera nel mondo dei libri, Cristiana aveva lavorato in tutte e tre le nostre case editrici.

Ma bando agli echi di un mondo ahimé scomparso. E torniamo a Luigi Saitta che, da decano della professione, alla vigilia del suo ottantaquattresimo compleanno, ha ceduto alle pressioni di moglie e figlia – le sue “coscienze critiche”, come scrive lui – raccogliendo in questo volumetto “le perle” nascoste nei suoi numerosi taccuini.

Così ecco Roberto Rossellini che nel 1967, mentre si sta preparando una miniserie sugli Atti degli apostoli, a tavola ammette serenamente di non essere più in grado di fare un film come “Roma città aperta”. Ecco un gigante come Hitchcock, giunto a Roma nel 1972 per presentare “Frenzy”, puntare i piedi per ottenere un’udienza dal Papa per la moglie Alma, cattolica fervente, per poi disertarla e infine concedere in riparazione all’Osservatore romano (cioè al giovane Saitta) una lunga intervista esclusiva. I due salgono insieme in ascensore e Hitch, che occupa parecchio spazio, osserva col suo humour nero: “Bel posto per un delitto”. Ecco Luigi un mattino presto improvvisato cicerone dei genitori di Martin Scorsese, intabarrati di nero e in visita alle tombe dei Papi.

E poi Jane Fonda con la luna storta, che lascia fuori dalla porta l’operatore del Tg1 e vuole solo quello di sua fiducia, stizzirsi perché l’incauto cronista ha osato accarezzare il suo cagnolino. Oppure un Woody Allen malinconico, ombroso, che si rianima solo quando il cronista, nelle more dell’attesa per entrare in studio, gli strappa un sorriso mostrandogli una foto scattata a New York, proprio davanti al portone di casa del regista: Luigi aveva stazionato lì con moglie figlia, tutte e due superfan, nella speranza d’incontrarlo.

I tour di promozione di star grandi e piccole, stressate dal moltiplicarsi di eventi e interviste, nascondono invisibili fatiche e frequenti paturnie. Ma per fortuna ci sono anche le risate: c’è l’irresistibile Andrea Camilleri con cui Luigi combina un’intervista davanti alla scuola dove sua figlia e la nipotina dello scrittore sono compagne di corso. C’è la generosità travolgente di Dominique Lapierre, che con i suoi diritti d’autore ha finanziato una clinica in India, a Bophal, dove nel 1984 la nube tossica fuoriuscita da una fabbrica di pesticidi uccise un numero imprecisato di persone e dove Saitta è stato in viaggio con lo scrittore.

C’è la calda umanità di David Grossman, incontrato a Roma l’11 settembre 2001, il giorno dell’attentato alle Torri gemelle, che a Saitta racconta come lui e sua moglie, a Gerusalemme, mettessero i figli su tre scuolabus diversi perché, in caso di attentato, qualcuno potesse salvarsi. Sulla copia del suo romanzo destinata al cronista, Grossman ha poi annotato: “A Luigi e al nostro incontro in questa terribile giornata…”

Sono brevi note, “siparietti” li definisce Saitta, appunti personali che restituiscono il sapore di un incontro significativo con più di trenta protagonisti della cultura contemporanea; ma che ci dicono anche del legame speciale coltivato con Giuseppe Bonaviri o della lunga amicizia con Dacia Maraini. Non resta che ringraziare per la condivisione di questi ricordi: grazie Luigi.

Qui il link al video con l’istantanea che il mitico Vicenzo Mollica ha dedicato a Saitta e al suo libro.

 

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